Sacco o Vanzetti è il titolo del primo album solista del rapper calabrese Kento. Il disco è uscito il 26 ottobre per la Relief Records EU, anticipato dal singolo “Sacco o Vanzetti”, per la quale è stato realizzato anche un video. Il titolo dell’album richiama in modo inequivocabile le vicende di Nick e Bart, due anarchici italiani, emigrati in America, condannati alla sedia elettrica con l’accusa di omicidio, giudicati e giustiziati nonostante i dubbi solo loro colpevolezza.

Per l’ascolto di questo album abbiamo deciso di affidarci alla guida dello stesso rapper, che ci racconta e ci spiega il significato del proprio lavoro, guidandoci ed illustrandoci ogni singola traccia.

“Il disco parte con l’intro, un pezzo breve ed istintivo composto da 24 barre che introducono l’album accompagnato da un ottimo beat classico e dai cut di Dj Fuzzten. La seconda traccia è Sacco o Vanzetti: lotta, passione e la memoria. Ispirato dalla vicenda di Nick e Bart ma anche al film del ‘71 con Volontè e Cucciolla. Totalmente suonato dai Torpedo con gli scratch di Dj Jack, ci sono voluti vari mesi per chiudere il pezzo, ma ne è valsa la pena. Hyst impreziosisce il ritornello ed Elena Fiorenzani firma il videoclip ufficiale.

All’orizzonte: molte delle esperienze che mi hanno segnato sono raccontate in questo pezzo, a partire dall’emigrazione della mia famiglia quando avevo 4 o 5 anni. Anche (o forse soprattutto…) le difficoltà e gli errori commessi ci rendono quello che siamo. So che ci sei è la parte spirituale della musica e il suo impatto sulla vita di tutti i giorni, il concetto di “Soul” nel senso più elevato del termine. Martina May interpreta – ovviamente in chiave soul – il bel ritornello scritto da Masta P dei Kalafro.

Stalingrado è forse il mio pezzo preferito. La musica come strumento di resistenza al pensiero unico e alla massificazione culturale. L’hiphop diventa una trincea perchè chi parla al microfono (come chi sta ai piatti, chi usa lo spray e chi balla sul linoleum) lo fa per riprendersi gli spazi che ci sono stati tolti e che ci appartengono di diritto. Il beat di Peight è una bomba e gli scratch di Fuzzten sono precisi e incisivi come non mai. Un giorno mi hai chiesto di spiegarti cos’è: un giorno lei mi ha chiesto di spiegarle cos’è, e l’ho fatto con questo pezzo. Laryssa ha tirato fuori un’ispirazione latin jazz molto particolare per bridge e ritornello, il sax di Gianmarco “SaxMachine” Santarpino fa il resto.
Poeta Laureato sono sessanta barre senza respiro, le ispirazioni sono Canibus, Eugenio Montale e tutto quello che c’è in mezzo.

Fine primo tempo: Fuzzten ai controlli, solo campionatore e giradischi. La musica come piace a me.

La Verità: ritmica molto particolare, beat di Peight da antologia con Climaco ai synth. Il testo, in fin dei conti, è molto semplice: la prima strofa parla di dove non si può trovare la verità; la seconda parla di dove, invece, la verità si trova. Lento e scandito, come una filastrocca. Nel mio mondo parlo del mondo come vorrei che fosse, il mondo come possiamo costruirlo. “It’s my world and I won’t stop”, come diceva OC.
Marchetti House President, il socio Lord Madness dà il meglio delle sue tecniche e punchlines, in un breve pezzo solista per valorizzare al meglio le sua particolarità.
In Silenzio e parole Peight mi sorprende ancora una volta con un’attitudine da vero bluesman (sia al microfono che alle macchine, con Climaco che di nuovo lo accompagna ai synth) in un particolarissimo pezzo struggle che parla di una donna e di una storia difficile e dolorosa.
Avrà i tuoi occhi comincia come una storia alla Buscaglione (senza ovviamente paragonarmi all’originale), finisce con il racconto dell’incontro del protagonista con la sua morte. Il titolo e il ritornello sono un omaggio a una splendida poesia di Cesare Pavese, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
Il reale e l’astratto, insieme a Masta P e Easy One dei Kalafro, dedicata all’esigenza di creare un’arte e una musica veramente “popolare”, nel senso di vicina alla gente. Rock-reggae nel ritornello.
Outro – È musica: riddim creato da One Drop dei Kalafro utilizzando il classico Nyabinghi drumming, un ritmo mistico utilizzato dai Rasta nella musica e nelle preghiere, accompagnandolo per l’occasione con armonie in stile Augustus Pablo e roots reggae anni ’70. Testo improvvisato al microfono da uno dei maggiori esperti italiani di musica nera. Bonus Track: Ciò che non siamo, l’arte come strumento che ci fa mettere in discussione, che ci fa scoprire ciò che non siamo (anche qui è evidente l’omaggio a Montale). Karma mi accompagna al microfono dopo aver vinto con la sua strofa un contest online che ha visto più di 70 partecipanti.
(A) è l’ultimo pezzo: anarchia al microfono. Il veterano Chef Ragoo, Indo, Easy One, Levante e Peight spiegano il concetto, insieme agli scratch di dj Fakser e, ovviamente, al sottoscritto”

Sacco o Vanzetti è stato amore al primo ascolto, senza se e senza ma. Lontano dalle sonorità del momento Kento punta dritto al punto, mirando al contenuto più che alla forma. Un disco concreto, dove il rapper non si perde dietro ad inutili tecnicismi fini a se stessi.

Ogni traccia scorre lentamente verso quella successiva senza la voglia di schiacciare bruscamente “avanti”. Kento ci racconta e si racconta per diciassette tracce, mettendosi a nudo, parlando di se stesso e delle sue esperienze. Grazie a testi semplici e chiari e alle sonorità classiche del disco sembra di tornare indietro nel tempo. Si, Sacco o Vanzetti suona talmente bene che sembra un classico appena rispolverato dalla propria collezione di dischi. E con questo non voglio dire che suona come qualcosa di vecchio o di già ascoltato, tutt’altro.

Un classico, da avere e da ascoltare.