- SpeakerBox, 09ott10

Metropolis, due versioni e mezzo*
Se io fossi Nick Hornby e dovessi rendere conto ad un fantomatico Polysillabic Spree, in questo momento avrei una notifica di non avvenuta consegna dell’odierna SpeakerBox nella mia casella di posta. Per fortuna Amy, Thomas e Danny sono persone a modo e comprensive e non mi licenzieranno per questo. Forse, più probabilmente, non sanno che non ho ancora idee per la rubrica di oggi, ma questo è un altro paio di maniche.
Avevo intenzione di iniziare con questa scusa miserrima l’articolo di oggi, prima che mi rendessi conto che non tutti hanno letto Nick Hornby e non tutti quelli che hanno letto qualcosa di suo hanno dato una sbirciatina anche a Una vita da lettore.
Le premesse non sono comunque ottimistiche. Tra le lezioni in università e il fatto che tra settembre e ottobre ricominciano tutti gli impegni di cui ci eravamo gioiosamente liberati a giugno/luglio, il mio tempo di scrittura si è dilatato in maniera spaventosa e solo per trovare l’argomento di oggi mi ci sono volute delle settimane. Patetico? Anche.
Ma tornando a noi. Scordatevi di quando ho scritto di non credere al destino. Il caso (e Rapidshare) sono potenti alleati dell’homo scribens, che salvano il giornalista (giornalista?) di turno dalla figuraccia imminente.
Memore di un commento di Danny di qualche tempo, sul fatto che “era in fissa su Janelle Monae”, cosa che sottoscrivo, anche se essendo il fighetto snob senza speranza che sono, probabilmente lo avrei scritto diversamente, mi ero andato a scaricare qualcosa di suo.
A proposito, non fate i moralisti con me, non ho i soldi per comprare tutti i dischi che vorrei. E i dischi mica me li regalano, almeno non tutti.
Volete regalarmi dei dischi? Mandatemi una mail ad a.cortellari@gmail.com, specificando nell’oggetto “sei senza ritegno”.
Ma tornando a noi (2). Sapevate che l’EP di Janelle si chiama Metropolis? O sono l’unico ad essersi perso questo particolare? No, perchè la faccenda è seria.
Metropolis è un film di Fritz Lang del 1927, muto tra l’altro. Metropolis è una città del futuro, divisa in due, tra manager facoltosi rinchiusi nelle loro torri sfavillanti e operai confinati nel ghetto. Tra le altre cose è anche uno dei film che più ha ispirato la fantascienza da lì in poi e, giusto così ad occhio, anche una metafora del modello capitalista.
Com’è che un film muto diventa ispiratore di – almeno – due dischi? Mistero della fede. Qualcuno di voi si ricorderà di Metropolis Stepson, l’album di NightSkinny. Se non ve lo ricordate chiudete questa pagina e andate per favore a capire di cosa sto parlando. Il vostro bagaglio di conoscenza musicale ne guadagnerà parecchio. E l’altro album è per l’appunto l’EP di Janelle.
Cos’hanno di simile? A quanto pare un’idea musicale piuttosto apocalittica. Più sintetica quella di NightSkinny, a tratti più solare, anche se parecchio disperata, quella di Janelle Monae. E una qualità incredibile, questo va detto.
Se intitolare un album Metropolis è garanzia di arte fatta bene intitolerò un album Metropolis e poi penserò a cosa metterci dentro. Forse caramelle.
* 1 film, 1 disco, 1 EP (1/2 disco)










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