- SpeakerBox, 23ott010

Evviva il cattivo gusto
A volte mi chiedo se un disco vado giudicato dalla copertina. Davvero. Ci sono casi in cui una buona copertina ti dice un sacco su quello che troverai all’interno. O almeno ti spinge a comprare un disco. Certo, questo valeva per l’epoca in cui la gente comprava ancora i dischi ma, hey, non si può pretendere tutto!
Per esempio. Prendete Wake Up! Dei Roots. Voi lo comprereste? Io si. Poi lo apri, lo ascolti e scopri che hai appena acquistato una decina di pezzi funk con le palle. Poteva andare molto peggio.
La regola vale anche al contrario. Prendiamo l’esordio solista di KNO, Death Is Silent.
Non so cosa ne pensiate voi, ma a me sembra tanto una pessima copertina. Con una roba così potrebbe essere un disco dei Tokio Hotel come un singolo di Miley Cyrus. Invece è un disco che dovrebbe valere qualcosa. Poi lo ascolti e scopri che non è solo la copertina che ti va venire voglia di tagliarti i polsi, è proprio tutto il disco. Di una tristezza unica. Non c’è un solo pezzo che ti faccia venire voglio di non dico ballonzolare come una pessima copia del già pessimo Step Up, ma almeno di sorridere.
E poi ci sono i casi che ti lasciano perplesso, ed è proprio qui che volevo arrivare.
Guardiamo per un attimo tutti insieme la copertina, vera o presunta che sia, del nuovo album di Kanye. A quanto ci dice il buon Ye la copertina è stata censurata, tarpando le ali alla sua visione artistica.
Sarò io ma, soggetto a parte, se chiedo a mio fratello undicenne di disegnare una cover per un disco, sono quasi sicuro che mi tira fuori qualcosa di molto meglio.
Che Kanye oltre a produrre voglia pure rappare oramai l’abbiamo accettato. Non ci si può fare niente, la musica è sua. Possiamo lamentarci quanto vogliamo che abbiamo sentito rapper di granlunga migliori, che ha questo e quel difetto, ma oramai ci abbiamo fatto l’abitudine. Una cosa che però ci si poteva aspettare dagli album di Kanye era una certa cura grafica e soprattutto un certo buon gusto. Non che uno possa continuare tutta la vita con gli orsetti in copertina, questo no. E l’idea di affidare a George Condo le cover di Runaway e Power aveva prodotto dei risultati davvero piacevoli. Evidentemente ogni artista ha i suoi momenti di defiance.
Mettiamola così, se decidesse di intitolare il disco Good Ass Job, almeno la scelta dell’immagine avrebbe una scusante.
Se fate parte della corrente “Negli anni ’70 facevano i dischi con i nudi in copertina e nessuno diceva nulla” vi inviterei a dare un’occhiata alla cover di Orgasm degli Ohio Players. Trovate le 10 (solo?) differenze










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