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Stavo quasi per iniziare un discorso molto dotto sulle radici del suono anni Novanta, con tutte le citazioni e i dischi al posto giusto. Mea culpa. La verità è che la prima volta che ho preso in mano un disco di Shocca, credo fosse il 2004, gente come Pete Rock o Premier sapevo a malapena chi fossero. Tuttora probabilmente conosco meglio il producer trevigiano dei due appena citati, ma qualche cosa in più l’ho capita.

Una delle cose che ho capito è come distinguere tra dischi interessanti e dischi passabili. Musica che non si tocca si colloca a pieno nella prima categoria, per un sacco di motivi tanto validi quanto difficili da rendere evidenti. Un motivo è probabilmente la collaborazione tra due nomi noti dell’hip-hop italiano, che per altro non sono nuovi a progetti in comune (vedi OnceWereWarriors o anche solo un paio di pezzi sui dischi ufficiali di Shocca). Un secondo motivo potrebbe essere il fatto che su questo EP di otto tracce, sei se consideriamo che due servono da intro e outro, trova spazio una strofa di Maory B. Ora, dato che non posso scrivere frasi del tipo “chi come me è cresciuto con i Next Diffusion”, per il semplice motivo che quando è uscito Il meglio dal peggio avevo sette anni, mi limiterò a ricordare che Mauri è stato ed è di certo tra gli mc più validi che la nostra scena abbia prodotto nel corso degli anni. Mi rendo conto che quest’ultima frase fa sembrare che la scena abbia più merito dell’artista per essere sé stesso. Rigiratela come vi sembra meglio.

Come Ep, Musica che non si tocca ha il pregio di non stancare e di scorrere senza problemi dalla prima all’ultima traccia. Ha anche il difetto di durare troppo poco se vogliamo proprio essere pignoli. Ad ogni modo presenta una serie di tracce che, nel solco di una tradizione assolutamente chiara, lancia una dichiarazione d’amore alla musica del tutto evidente. Particolarmente notevole L’amore dov’è, sia per il beat, a mio avviso tra i più ispirati nella carriera di un produttore pur valido come Shocca, che per una strofa di Ghemon che – non che di solito sia uno scarso – supera sé stesso.

E Bassi? E Bassi fa il suo, come del resto ha sempre fatto, regalando una serie di strofe assolutamente godibili e dimostrando ancora una volta come si trovi a suo agio più o meno su qualsiasi beat, dalle avventure in salsa club al boombap più spietato.
Non so dirvi per quanto tempo ascolterò questo EP. Vista la mole di materiale che si abbatte su di me ogni settimana probabilmente troppo poco ma posso assicurarvi che lotterò perché Musica che non si tocca non esca dallo stereo, non prima di provocarmi crisi da rigetto.