Una volta erano guerrieri

C’era una volta un animale chiamato rappuso. Il rappuso era apostrofato da taluni, più legati al passato con termini come bboy, utilizzati spesso impropriamente. Il rappuso viveva in un regno incantato ai confini della realtà in cui jam da venti persone, ribattezzate eventi per darsi un tono erano la norma ed eventi di dimensioni apocalittiche, per affluenza si intende, un’eccezione al limite del mito. Le poche volte che il rappuso decideva di muoversi di casa per dirigersi a un evento, la domanda che si poneva era sempre la stessa. Come mai così poca gente? Avrò sbagliato tutto? Sarà mica che di musica, in fondo, non capisco niente?

Potrei continuare con l’allegra favoletta ma finirei solo per coprirmi di ridicolo. Ma tolto dalla metafora il punto rimane. Dov’è tutta la gente quando c’è una serata rap decente? Altrove, suppongo. Per questo quando capita di assistere a un live con il locale pieno, quando si deve aspettare che un buttafuori improvvisato decida che c’è abbastanza spazio per farti entrare, ci si sente davvero soddisfatti, manco fossi tu a suonare, mi verrebbe da dire.
L’ultimo caso di “o mio dio, ma allora è un live vero” si è presentato ai miei occhi settimana scorsa ad un live set dei Once Were Warriors. Per la cronaca e per chi non lo sapesse, i Once Were Warriors non sono altro che Dj Shocca, Bassi, Mr. Phil e Dj Double S, coadiuvati da Masta5 nel ruolo di hypeman. Insieme formano un collettivo di dj che propone un set davvero allucinante. Funk, hiphop anni ’80, golden age. Tutto insomma.
Finisce che sorridi a The Breaks, fatichi a riconoscere qualche pezzo un po’ meno noto, ti riprometti di metterti un po’ di BDP sull’Ipod e vedi gente che piange su The World is Yours, complice l’alcool già entrato in circolo.

In tutto questo la credibilità di giornalista (dai, più o meno) serio e compassato va a farsi benedire e il giorno dopo le foto mostrano un te stesso in trance agonistica davanti al palco, che cerca di non dedicare un’intera rubrica alla cosa, ma poi soccombe.
In fondo, ogni tanto, l’hiphop è vivo. In fondo, anche ai live hiphop si fa stagediving (giuro). In fondo, voi che a 13 anni avete snobbato 8 Mile, vi siete persi un mondo intero. Cazzi vostri.

Post Scriptum. Complice il natale SpeakerBox viene pubblicata con un po’ di ritardo. Chiedo venia.

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