- SpeakerBox, 12gen010
- gennaio 12th, 2011
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- Speaker Box
AAA Vendesi trono causa inutilizzo
Miei cari avventori della Taverna dell’hater, meglio nota come SpeakerBox, un altro anno è passato. È stato un anno di passione fulminanti, scottanti delusioni e dischi così e così, un anno di sproloqui su argomenti vari, con forse un po’ troppe parole spese su Kanye West, ma d’altronde l’uomo è come il prezzemolo. Anche se non lo vuoi spunta fuori sempre.
Non mi sono avventurato nei tipici resoconti à la “top 10” per evitarmi crisi esistenziali ed evitarvi sterili elenchi e spero che abbiate gradito la cosa. In caso contrario, vi prego di perdonarmi.
Certo è che quest anno ci ha lasciato un paio di fatti interessanti.
Il primo è il conio di un nuovo aggettivo dispregiativo, “biberistico”, dal nome dell’ingiustamente famoso marmocchio, che apprezzo molto.
Il secondo è la coscienza che le mie attese sono destinate a essere deluse un po’ troppo spesso, musicalmente parlando.
Vi chiarisco subito il concetto.
Ho visto un rapper quarantenne fare team con un sedicente rapper e produrre un singolo problematico, H.A.M., a detta di alcuni pure basato su un’idea scopiazzata di tal Pill, rapper sudista di dubbia fama.
Date le premesse e il titolo mi sembra già molto il fatto che la canzone non parli di macellerie, ma tralasciando i giochi di parole è un dato di fatto che il brano mi ha lasciato, a essere proprio diplomatici, freddino.
La cosa mi fa un po’ pensare, perché su Watch The Throne avevo investito una parte decente delle mie speranze per questo 2011. E’ vero, c’è sempre Gutter Rainbows di Talib Kweli, se il nostro eroe deciderà di commissionare strumentali degne di questo nome e il nuovo album di 9th Wonder e David Banner potrei assumerlo per endovenosa, se i due si decidessero ad annunciare una release date reale, invece che cazzeggiare. Ma questa è solo la mia mente ferma agli anni Novanta.
Quella porzione del mio cervello che ama farsi vedere alla moda e al passo coi tempi sperava che dall’unione dell’una volta notevole Jay-Z e del tuttora notevole produttore Kanye venisse fuori un album del tipo io-produco-tu-rappi.
A quanto pare l’idea era più “io-ci-metto-le-rime-tu-pure e chiamiamo Lex Luger che alla fine fa i singoli quelli fighi per Foka Foka e almeno possiamo impegnarci poco con le rime”.
Non so come la pensiate voi, ma da un duo che negli anni ha tirato fuori Lucifer e In The Heart Of City mi aspettavo un tantino di più.
Vero, il secondo, per quanto bello, è malamente scopiazzato, tanto che chiamarlo cover forse non sarebbe esagerato, ma non voglio infierire più di tanto su Blueprint, che rimane una delle cose migliori che il nostro abbia mai dato alla luce.
Sta di fatto che, salvo future faville, le mie aspettative su Watch The Throne sono state declassate a “Lasciate ogni speranza, o voi che ascoltate”.
Fossi in voi, c’è sempre Apollo Kids.
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