Se Death Of a Pop Star doveva essere solo un mixtape e non un album un motivo ci sarà, direte voi.
Un motivo c’è, più di uno forse.


Da dove vogliamo partire? Scegliete voi. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.
Possiamo partire per esempio dalla presenza nella tracklist di brani come Mas 4, talmente brevi da essere essenzialmente inutili, costruiti su strumentali che presentano l’originalità del drum break di The Light, che sembra preso pari pari dalla versione live di Empire State Of Mind, con la differenza che il pezzo di Jay-Z vale la pena ascoltarlo.

E non è finita qui perchè molte delle tracce, per fortuna non tutte, mettono a nudo quello che è il problema principale di questo album, ovvero la mancanza di alchimia tra rapper e produttore.
Ci sono naturalmente momenti di riscatto, come il singolo con Heather Victoria, piuttosto che la collaborazione con Anthony Hamilton, ma quando la cosa che ti rimane impressa di un album è la strofa di un featuring, per amor della precisione quella di Ludacris in Be With You, allora forse qualcosa che non funziona nel prodotto c’è.

Vero, rispetto alle funeree previsioni sulla prestazione di David Banner c’è di che essere contenti, anche se 9th Wonder oramai non perde occasione per ammorbarci con almeno una strofa da lui rappata, ma nell’insieme Death of a Pop Star non uccide proprio nessuno e se possibile fa dormire alle succitate popstar sonni ancora più tranquilli.

Volendo tirare le somme, dato che i brani migliori del disco hanno da tempo intrapreso la via del leak ufficioso, non vedo particolari motivi per cui dovreste spendere dei soldi in questo album.

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