- SpeakerBox, 31gen011
UrbanDict. Lo stai facendo sbagliato.
In un periodo di tremenda bonaccia nel mare magnum del rap globale, condito di annunci di future release e attese spasmodiche del leak di un paio di dischi che devo recensire, il solo pensiero di scrivere qualcosa per Speakerbox, creaturina che ho imparato ad amare e riverire nel corso del tempo e per cui provo un amore smisurato, mi lascia in bocca lo stesso sapore amaro del decimo giro di Nonsobenecosa a capodanno.
In questi momenti avrei davvero bisogno di un Kanye che sputa in faccia alla Taylor di turno, di qualcosa di molto pessimo da deridere pesantemente o in alternativa delle vacanze di Natale.
Nessuna delle tre cose sembra all’orizzonte ed essendo io gracilino e pallido preferisco evitare scazzi con montagne umane degne d’ascolto quanto il sottoscritto che chiude le doppie a Real Hip-Hop dei Das EFX, senza avere mai davvero imparato il pezzo.
In attesa di capire perché Black Thought abbia deciso di fare un EP senza i Roots, o se l’EP sarà minimamente ascoltabile, il pensiero fisso che mi assilla è capire quale sarà la password in grado di aprire il cuore dei rappusi quest’anno.
Quale espressione proverbiale solcherà i tweet dei vostri artisti preferiti nei prossimi dodici mesi? Chi sarà il fortunato a coniare le due parole che rapiranno le menti e l’anima della scena underground?
Dal canto mio mi accontenterei di assistere al declino del famigerato NO HOMO, che si contende alla pari con i pezzi rap dedicati al rap dagli artisti rap e ascoltati da ascoltatori di rap il ruolo di cliché imperante in questa parte di mondo.
Nel caso in cui il mio desiderio si avverasse potrei finalmente smetterla di sentirmi in colpa ogni volta che clicco next su R.A. The Rugged Man (sempre sia lodato), Jack Il Brutto e Cattivo o Mark The Incredibly Underground OutOfTempoButReal Mc.
Potrei cercare le mie cuffie, indirizzare la mia scelta su un disco qualsiasi di Minnie Riperton o su California Soul di Marlena Shaw ed evitare di sentirmi troppo poco hip-hop per rimanere in vita.
NOTA PERSONALE: con i pantaloni nuovi sembri uno skater wannababbo ma con quello che spenderesti per un paio di LRG, su Amazon vai avanti a comprare dischi per due decadi. Ergo, li indosserai finché morte e decadimento dei tessuti con conseguenti strappi e scuciture non vi separi.
NOTA PERSONALE II: se un giorno sarai senza idee potresti tentare una parte II di questo articolo in cui argomenti come il rap, essendo imparentato col funk, possa essere omofobo con la stessa coerenza con cui potrebbe esserlo Elton John. Ricordarsi di includere foto di Isaac Hayes in canottiera di rete e costumi di scena dei Funkadelic.











1° Giugno @
Scrivi come The Game: troppo name dropping per rivendicare chissà quale hip hop credibility.
Divertente, condivido. : )
Ora che me lo fai notare c’è un nome ogni 4 parole :) inquietante..