Original Underground Flavour è l’ultimo prodotto in ordine d’uscita del Dj Fede beatmaker. Non soltanto. E’ un album che testimonia il suo amore per la musica, riversato anche, ma non solo, nelle sue produzioni. Un album che lui stesso definisce maturo e omogeneo, del quale abbiamo voluto sapere di più. Tra una domanda e l’altra il dj torinese ci ha regalato anche un assaggio del suo gusto  musicale e una piccola nota a margine, che farà felici gli amanti dei sample.

Andrea: Partiamo dal titolo, Original Underground Flavour. Com’è nata l’idea di questo disco, che è il prosieguo naturale di Original Flavour?

Dj Fede: In effetti questo disco è il prosieguo naturale del precedente, anche come concezione. La differenza l’hanno fatta i rapper coinvolti. I nomi che hanno partecipato a questo disco sono tutti molto giovani, mentre per Original Flavour la tracklist era piena di nomi famosi.
Gli unici artisti che compaiono in entrambi i lavori sono Tormento, che ha realizzato un ottimo ritornello e Tyrelli e Tommy Smoka, due nomi di Torino con cui collaboro da sempre.
Il vero filo conduttore sono funk e soul, gli elementi alla base delle mie produzioni.

A: Come lascia intuire il titolo, la tracklist del tuo ultimo album è piena di nomi di artisti più o meno esordienti. Come hai scelto a chi affidare le tue produzioni? E su chi hai puntato?

DF: Ho cercato di puntare su giovani provenienti da tutto lo stivale. Ci sono i BrokenSpeakers di Roma, i Kc di Ferrara, Flesha da Verona, Johnny Marsiglia da Palermo, gli MDT da Milano e E.Green da Varese. E poi c’è tanta gente di Torino, in sostanza tutta la Purple Finest.
Penso che comunque nel complesso il disco risulti molto omogeneo. E’ un disco ben riuscito, con degli ottimi testi.
La mia idea è che in molti casi i giovani, stimolati nel modo giusto, possano rendere anche meglio dei grandi nomi.

A: C’è un pezzo dell’album a cui sei particolarmente legato, per come è riuscito o per qualche aneddoto particolare?

DF: Sicuramente Una sola ragione, il brano con Tormento, Tyrelli e Tommy Smoka. E’ il pezzo riuscito meglio e se avessi avuto alle spalle una grossa etichetta discografica sicuramente arebbe avuto un riscontro radiofonico a livello nazionale.
Dovendo scegliere, il testo migliore credo che lo abbia scritto Libo. Caveau è davvero un pezzone!
Ma sono molto contento anche di Dentro, il brano che ho realizzato con i KC. Il video che ne abbiamo tratto, girato da AuroraMeccanica, è di sicuro il migliore che sia stato realizzato per un mio pezzo.

Di aneddoti non ne ricordo, anche perché la lavorazione dell’album è stata davvero molto serena. E’ stato fatto tutto con calma. Gran parte del lavoro è stato realizzato partendo da dischi che ho comprato nel mio ultimo viaggio a New York. Mi trovavo lì per suonare al Botanica Club e durante il soggiorno ho fatto incetta di dischi. I beatz di Original Underground Flavour sono quasi tutti frutto di quegli acquisti.

A: Rimanendo sulle tue produzioni. Il tuo beatmaking se vuoi è molto tradizionale. Sample, bassi usati in maniera piuttosto “classica”. In questo senso c’è stata un’evoluzione dai tempi di The Beatmaker a oggi?

DF: Direi di no, le produzioni sono sempre quelle di una volta. Sicuramente si cerca di migliorare l’amalgama, ma in generale non ci sono state grandi evoluzioni. La lavorazione è sempre legata agli stessi fattori, al collezionismo soprattutto. Trovo buoni dischi, faccio bei beats. A forza di ascolti nel corso degli anni il gusto si affina e quindi sento più difetti nei miei lavori e di conseguenza cerco di correggerli, il che migliora ovviamente il risultato finale.
Di recente mi è successo di riascoltare The Beatmaker e mi piace ancora molto. Ha il mio stile. Ovviamente oggi sento cose che non mi soddisfano appieno, ma allora non avevo lo stesso orecchio.

A: L’artwork del tuo album è molto particolare.

DF: La copertina è stata realizzata partendo da un quadro di Max Petrone, un artista torinese che apprezzo molto.
A partire dal quadro, Luda ha poi aggiunto un tocco cinematografico, un po’ anni ’70, che amo molto.
Tra le copertine dei miei dischi è quella che preferisco. E considera che tra album e compilation sono quasi trenta.

A: Dall’abum avete già tratto un video, quello di Dentro, di cui parlavamo poco fa. Il brano è una classica ode alla musica. Avete in programma altri video? E già che ci siamo, mentre guardavo il video di Dentro mi è venuto in mente quello di Honey della Badu. Vi siete ispirati a quello?

DF: La mia idea sarebbe di fare ancora un video. Di quale brano ancora non lo abbiamo deciso, ma credo che la scelta ricadrà sul brano di Tyrelli.
C’è una vaga ispirazione a quello della Badu, ma non saprei dirti se l’idea per il video di Dentro mi sia venuta perchè avevo già visto Honey e mi era rimasto in testa o per coincidenza. Lì per lì non avevo collegato. In ogni caso ci sono di sicuro delle similitudini!

A: Ho notato che nelle tue interviste ritorna spesso il discorso sulla necessità di una distribuzione su supporto fisico della musica. Anche Original Underground Flavour è uscito su cd. Sei contro il free download in genere o è una valutazione negativa dell’uso che se ne sta facendo?

DF: E’ una questione complessa. Io non riesco a concepire l’idea di realizzare un disco che non esista su supporto fisico. Ultimamente sto facendo diversi re-edits di pezzi disco/funk, ho fatto uscire un vinile per la Frisky Disco e a marzo sarà fuori un altro vinile per la Real American. Sto realizzando un brano con una stella del soul anni settanta che uscirà su 7”.
Il presupposto da cui parto è che la musica è su vinile. Posso tollerare l’album su cd, per questioni di mercato, ma regalare la musica su internet, visto che io vivo di musica e che comunque la musica ha un costo, lo trovo assurdo.
La domanda che mi viene spontanea è “Regaleresti una cosa che la gente comprerebbe?”
Chi mette i dischi in free download è chi non li venderebbe se fossero stampati. Basta taroccare un po’ il numero dei download e sei a posto.
Se un artista sa di vendere 1000 copie del suo album e rinuncia a quel guadagno fa una mossa stupida, non solo per la perdita economica. Le persone che comprano i dischi li tengono a casa, insieme a tutta la collezione, di cui il tuo disco diventa parte. Essere una cartella all’interno di un pc è molto meno suggestivo.
Poi chi spende i propri soldi per un disco tende ad ascoltarlo con più attenzione. Ai file si dedica un ascolto meno approfondito, cosa che spesso li fa finire nel cestino dopo il primo ascolto e non tutti i dischi si capiscono fin da subito. Capita che un disco che al primo ascolto ti ha lasciato un po’ indifferente venga capito meglio in seguito.

Io sono entrato nell’ordine delle idee di regalare un singolo a scopo promozionale, per lanciare l’album. Non è una politica che mi piace, ma la capisco.
Quello che mi intrisce è vedere che un pezzo mio, o di un altro artista, fatto con il determinato rapper, fa 50/60mila visualizzazioni, che sono quelle che farebbe l’artista con i suoi pezzi da solista, mentre il ragazzino che fa il featuring con lo stesso artista riceve magari 200mila visualizzazioni. Questa gente non si rende conto che le visualizzazioni sono palesemente false?
Per questo non mi piace internet a livello musicale, da delle sensazioni e dei numeri ingannevoli.

A: Forse un po’ meno in Italia, ma all’estero sei conosciuto anche come esperto di musica in senso lato, dall’acid jazz al rare groove. Il tuo essere un dj e un digger ti influenza nel produrre? Cerchi di utilizzare delle chicche particolari nei tuoi beat o è valido il “qualsiasi cosa, purchè suoni come deve”?

DF: Tutto parte sicuramente dall’essere un collezionista. Ridò vita, con l’hip-hop come mezzo, a brani che mi piacciono e mi hanno colpito. Il gioco è tutto lì ed è un gioco di cui non ci si stanca mai!
Non ricordo di avere usato dischi particolarmente rari nei miei beatz. Magari dischi costosi si, ma pensandoci bene i dischi più costosi sono dischi di Northern Soul o pezzi Funk dai ritmi forsennati, che difficilmente si adattano al mio tipo di produzioni.
Io non nasco come b-boy o amante del rap. Al rap ci sono arrivato perché le sue radici sono quelle della musica che amo.
Questa cosa si è un po’ persa, con l’avvento del rap più elettronico e di fatti ne ascolto meno e mi piace un po’ meno, ma mi rendo conto che come impatto nei club è sicuramente molto più efficace, quindi mi diverto a suonarlo.

A: Fai parte della Purple Finest, suoni da dj, produci dischi, compilation, segui con Rula le produzioni della Suite. Da cosa è partito Dj Fede? E dovendo scegliere cosa non abbandonerebbe mai?

DF: Faccio queste e mille altre cose. Vendo e compro dischi rari, seguo artisti con consulenze, faccio il promoter per far suonare dj internazionali che gravitano attorno al mondo della black music, ho un radio show di musica jazz.
In questo momento non sono impegnato con La Suite che è ferma, ma è stata una bella esperienza. Con Rula lavoriamo insieme da una vita, credo 15 anni.
Original Underground Flavour è uscito per la Trumen Records, una nuova realtà di Torino, con cui collaboro non solo in veste artistica.
Se dovessi rinunciare a qualcosa rinuncerei alla parte discografica. Mi piacerebbe dedicarmi molto di più alla radio. E’ stato il mio primo lavoro nella musica e il mio primo amore. Va da sè, il primo amore non si scorda mai.

A: E cosa non potresti non suonare nelle tue serate?

DF: Difficile da dire. In una serata hip-hop non rinuncerei a What’s Love, di Fat Joe e Ashanti. Per il funk Who’s The King, di Joseph Henry e People degli Ellipsis se parliamo di soul.
Nella disco non potrei fare a meno di I’m Caught Up (In A One Night Love Affair) degli Inner Life e nel jazz di Nebulosa, di Tenorio Jr. Quest’ultimo brano in particolare ha un’intensità da sindrome di Stendhal. E citandolo vi ho anche svelato il sample che ho usato per uno dei miei beats preferiti.

Ringraziando dj Fede per la sua disponibilità vi ricordiamo che potete trovarlo online su Myspace, Facebook o sul suo sito ufficiale e che Original Underground Flavour è acquistabile su Itunes e distribuito in supporto fisico dalla Self.

Andrea Cortellari

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