- Freshbeat – Storytellers
Freshbeat, feeling classico per un produttore con le carte in regola
Capita spesso che i nostri ascolti siano guidati da una serie di strane coincidenze per cui, a volte senza neppure volerlo, ci troviamo a scoprire nei dischi nuovi parti di cose già sentite, nomi e sensazioni che ricordiamo.
Sarà l’ascoltare troppa musica, sarà che “il vero riconosce il vero” e presumibilmente cerca di collaborarci, sta di fatto che quando ho preso in mano – virtualmente parlando – Storytellers, il primo disco di Freshbeat, qualcosa mi diceva che quel nome non mi era nuovo.
Il perché l’ho capito dopo poco. Freshbeat è il nome dietro la Un paio di braccia dei BlackJeekous, quella con la strofa di Mecna per intenderci. E i BlackJeekous sono quelli di Waiting Room vol.1, un album che se non avete dovreste recuperare, o a cui almeno dovreste concedere il beneficio dell’ascolto.
Scarico Storytellers, lo metto in play, inforco lo sguardo ipercritico da “dai, in fondo sarà il solito disco mezzo riuscito”, mi ricredo, continuo ad ascoltare.
Intanto leggo qualcosa su di lui. Trentino, ispirato dai classici intramontabili della produzione, da Pete Rock a 9th Wonder, con un amore particolare per Jdilla (e come dargli torto?).
Il suo è praticamente un concept-album, un carniere pieno di storytelling affidati a nomi noti come Maxi B e Amir, ma anche a nomi meno noti e altrettanto validi, come Rade e Pensie, coronato da una certa attitudine al canto degli ospiti e da un’ispirazione funk che dà ai brani qualcosa di particolare, dal Matrimonio perfetto memore di pelliniani momenti, fino alla piacevole sorpresa di uno Shezan inconfondibile nello stile e di una collaborazione domestica tra Brain e MichaSoul, quest’ultima già nel curriculum artistico di Freshbeat, per diverse produzioni del suo recente Seven Soul Sins – tra cui per l’appunto questa.
Storytellers è un disco che parla di tutto, che lo fa qui con ironia e lì con amore, tra storie di Marco sentite e risentite, ma che diciamolo una buona volta, ricordano a tutti i propri tredici anni, fino a momenti in cui il blocco dello scrittore diventa la scusa per scrivere dello scrivere, in uno strano accrocchio di pensieri liberi, finendo per risultare un ascolto assolutamente piacevole e variegato nella scelta degli ospiti.
Maestri di tecnica, storytellers conclamati, volti nuovi. In questo album c’è davvero tutto, compreso un artwork che grida Corrado Grilli in maniera inequivocabile e una scelta stilistica molto precisa, che dà al tutto un senso di unità e godibilità davvero inatteso.








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