Ray Allen quest'anno ha battuto il record di tiri da tre segnati nella lega

Qualche anno fa, sulla Rai c’era una trasmissione intitolata RockPolitic. A presentarla c’era Adriano Celentano. Ok, lo so, in questo sito non è che sia un nome che possa suscitare tanti entusiasmi e a mia discolpa posso dire di non aver visto nemmeno una puntata, ma datemi fiducia e andate avanti nella lettura che tra poco arrivo al punto.

Celentano, dicevo, che in quella trasmissione suddivideva il mondo tra Rock eLento, ovvero dava la sua idea su cosa fosse meritevole e cosa meno negli argomenti di attualità del periodo. Il giochino suscitò parecchie polemiche, diversi dibattiti e discussioni, lanciando quella che fu una vera e propria moda quell’anno di dividere tra Rock e Lento personaggi di ogni tipo.

E proprio questo è quello che vorrei fare oggi in questo pezzo. Prendere 12 giocatori NBA contemporanei e dare la classificazione tra Rock e Lento. Partiamo:

1) LeBron James: ha abbandonato la squadra che l’ha scelto e lo stato in cui è nato per (provare) a vincere insieme a due stelle come Bosh e Wade, salvo cercare di mantenere i fari puntati su di lui. I fans di 7 lunghe stagioni a Cleveland lo odiano, chi prima lo vedeva come il miglior giocatore del mondo è rimasto deluso dalla sua scelta poco coraggiosa. Insomma, nonostante stia giocando un ottimo campionato, la sua fama è in calo. LENTO.

2) Manu Ginobili. Dopo 8 stagioni nella lega non si è stufato di prender botte e si butta ancora dentro a prendere contatti che stenderebbero un cinghiale. I suoi Spurs (ora più suoi che di Duncan) sono saldamente al comando della Western Conference e hanno il miglior record della lega proprio grazie alle prestazioni dell’argentino, capace anche nella sua carriera di acchiappare al volo un pipistrello che volava libero nell’arena. Sarebbe latino, ma è tremendamente ROCK.

3) Kevin Durant. Il giovane della porta accanto, il ragazzo che tutti vorrebbero avere in squadra. Ad appena 22 anni è alla quarta stagione nella lega e come le passate due stagioni con parecchie nomination per vincere l’MVP stagionale. I suoi Thunder sono in crescita, i compagni migliorati anche per merito suo. E mentre tutti fanno le star e cercano di saltare gli allenamenti o aspettare la scadenza del contratto per raccimolare più soldi, lui riprende ad allenarsi il giorno dopo il rientro dai Mondiali di Turchia, firma subito il prolungamento con Oklahoma e si fa ben volere dai compagni. Terribilmente ROCK!

4) Kobe Bryant. Qui come al solito ci si divide. Alla quindicesima stagione nella lega e con 5 anelli di campione non si sente per nulla arrivato e continua ad onorare il gioco. A volte però ricade nelle sue manie di grandezza e dà vita al suo One Man Show. Il suo difetto più grosso però rimane quello di non aver mai messo d’accordo Haters e Lovers e noi come ognuna delle 14 stagioni passate ci troviamo a sorbirci gente che lo idolatra per come si allaccia le scarpe o gente che dopo un clutch shot si lamenta che l’ha preso senza essersi lavato i denti prima della partita. Forse non per colpa sua, maLENTO.

5) Steve Nash. Fuori dai playoff a causa della massiccia competitività ad ovest, questo 37enne canadese gioca ancora come un ragazzino. In contropiede non ha ancora oggi eguali e nonostante l’età smazza ancora 11.4 assist ad allacciata di scarpe. Il meglio però lo dà fuori dal campo. Votato come miglior twitter dell’anno è anche celebre per i suoi video organizzati con i compagni di squadra a cui fa far di tutto. Amante del calcio ha anche seguito come inviato i mondiali di calcio sudafricani. Meriterebbe di andare a giocare per l’anello in qualche contender, ma rimane ROCKnell’anima.

6) Deron Williams. Altro grandissimo play, recentemente sbarcato on the dark side of the Big Apple, i New Jersey Nets.  Scambio punitivo per quello che pare essere uno dei principali artefici delle dimissioni di Jerry Sloan da coach dei Jazz dopo 23 anni. Adesso è dal russo Prokhorov ad aspettare la scadenza del contratto prevista nel 2012 per capire cosa fare del suo futuro dopo essersi rovinato la reputazione che già tra gli addetti ai lavori non era ai massimi storici essendo considerato un carattere difficile.LENTO.

7) Carmelo Anthony. Alla fine ce l’ha fatta ad andar via da Denver, come ampiamente richiesto in estate. E ce l’ha anche fatta a farlo prima della deadline in modo da rinnovare prima della ridiscussione del CBA, in modo da guadagnare maggiormente. Certo, questo a discapito dei Knicks che hanno abbassato le braghe per prenderlo e si sono (ri)legati le mani con un altro contratto altissimo. Quantomeno le sue prestazioni sono di alto livello e i Knicks sono ai playoff, ma rovinando una chimica che funzionava. LENTO!

8) Danilo Gallinari. Strettamente legato ad Anthony dato che spedito nello scambio a Denver, Danilo ha iniziato a carburare ai Nuggets dopo un infortunio. Coach Karl gli chiede cose diverse rispetto a D’Antoni e lui sta facendo vedere tutte le sue capacità di All-Around. Denver da dopo lo scambio è 16W-5L e i meriti del Gallo sono sotto gli occhi di tutti. ROCK!

9) Kevin Garnett. KG nonostante l’età, nonostante i problemi fisici al ginocchio degli anni passati che ne hanno minato l’atletismo e l’esplosività, rimane uno dei migliori difensori di questa lega. Boston dopo essere stato in testa alla Eastern si è un po’ rilassata (soprattutto ha scambiato Perkins) ed è ora al secondo posto e sta cercando di rintuzzare la rimonta degli Heat. Rimane però un neo grosso come una casa, il suo essere tremendamente provocatore. Mezze gomitate (o gomitate intere), parole pesanti e in genere un atteggiamento che lo porta ad essere odiato da molti colleghi. Dopo 15 stagioni nella lega potrebbe anche limare questo suo aspetto, invece fa fatica.LENTO.

10) Ron Artest. Ron Ron è alla seconda stagione ai Lakers, dopo aver vinto l’anello lo scorso anno. In difesa è uno dei migliori della pista, i suoi comportamenti sono molto più in controllo risspetto a quando correva in tribuna a cercare di malmenare, sbagliando bersaglio, un tifoso che gli aveva rovesciato una birra addosso. Forse la cura Zen da quel punto di vista funziona. Dove non funziona è nell’apprendimento dell’attacco a triangolo, ancora un tabu irraggiungibile per l’ex Pacer, tanto che in uno dei suoi twitt è riuscito a scrivere “Girl when I look in your eyes I see the triangle offense”. Un’ossessione. E’ vero che l’attacco ideato da Tex Winter è basato sul leggere le difese e adeguarsi, ma dopo 2 anni magari imparare le spaziature sarebbe il minimo auspicabile. Niente. Terribilmente LENTO.

11) Blake Griffin. Il rookie dei Clippers al suo ingresso nella lega ha dimostrato di essere un crack. Certo, la squadra non aiuta a capire cosa potrebbe essere in una squadra di alto livello, però 27 doppie doppie consecutive e convocazione all’ All Star Game al primo anno nella lega, 22.3 punti e 12.2 rimbalzi di media e soprattutto una serie di schiacciate da highlights da fare impallidire i migliori schiacciatori della terra. Hard ROCK!

12) Ray Allen. Altro vecchietto della lista. Alla quindicesima stagione nella lega è alla migliore per quanto riguarda le percentuali dal campo: 49.4% al tiro con il 45.3% da tre. Il 10 febbraio ha superato Reggie Miller per numero di tiri da tre segnati dal campo entrando ancor più nella storia del gioco. Se continua a giocare come fatto in questi mesi Boston potrebbe andare lontano anche ai Playoff e tentare l’ultimo assalto all’anello. Niente da dire, Jesus Shuttlesworth, il personaggio che interpreta proprio Ray nel film di Spike Lee, He Got Game, è ROCK!

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