Renaissance Girl Next Door. Dietro questo appellativo si cela il carisma di un artista che negli ultimi anni si è data da fare nei più disparati campi culturali, dal veejaying alla culture critic, senza peraltro fare della musica solo un passatempo, con incursioni – nel 2007 – nella formazione delle Floetry e ora con un EP di tutto rispetto.

I paragoni facili sono una piaga da cui è difficile liberarsi. Suppongo quindi che chiunque abba sentito l’ultimo lavoro di Amanda Diva, Madame Monochrome, abbia avuto almeno la tentazione di paragonare l’artista di Orlando a una delle grandi donne della musica black più recente, Lauryn Hill, Erykah Badu o chi per esse.

Per quanto Madame Monochrome sia un EP ben fatto, non mi azzarderei a paragonarlo a The Miseducation o ad uno qualsiasi dei Baduismi, vero è però che Amanda sa il fatto suo e che la formula del suo album risiede proprio in quella commistione tra rap bene fatto e cantati che ha fatto la fortuna dell ex-Fugees e che Erykah difficilmente non ha influenzato qualunque artista donna si sia affacciata alla musica negli ultimi anni.

Di monocromatico questo EP ha poco, titolo a parte, forse la predominanza delle tonalità di neri, di certo non la gamma espressiva nè la capacità narrativa di un’artista che, senza volersi imporre, riesce comunque a farsi sentire e ascoltare.
Ce lo dice anche, in Catch Me, she ain’t trynna be bossy, conta più sulla classe che sullo swag, aiutata in questo dal tappeto steso da produttori tra cui risaltano nomi come Ski Beatz e James Poyser.

Dieci tracce, intro e outro di rito comprese, Madame Monochrome è un EP che si ascolta senza difficoltà, realizzato con ben chiaro in mente il percorso dell’hip-hop/soul statunitense e condotto da una voce meritevole di una chance.

TRACKLIST
1. Madame M. Intro
2. Brand New
3. Manchild
4. Babies
5. I Can See
6. Trendsettas
7. Little Things Remix
8. Right Now
9. Catch Me
10. We Are Outro

Andrea Cortellari

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