- Principe – Dalla parte sbagliata
C’è la spocchia che viene da uno stentorea frequentazione dei canoni stilistici del rap. Quelli abusati. Quelli banali. Quelli “yo bro ci stai un cifro”. C’è la banalità stereotipata degli argomenti, che sfociano nei soliti clichè troppo spesso. Che poi intendiamoci, il problema non è avere “nel disco” un brano da battaglia. Il problema è quando “il disco” è un collage di brani da battaglia, tanto sfrontati quanto fini a sè stessi. Ci sono queste possibilità, e tante altre. E poi ci sono mc’s che magari in silenzio, senza spingersi troppo, riescono a realizzare prodotti di spessore e che lo spessore lo dimostrano non solo magari nella scelta delle strumentali – cosa auspicabile – ma anche nella scelta degli argomenti.
Massimiliano Cassaro, per tutti noi Principe, è uno che si è fatto tonnellate di gavetta. Uno che fa anche il rapper. Uno che mentre fa il rapper non si dimentica di avere delle idee e non si preoccupa di metterle in campo, ma le esprime tranquillamente, come le esprimeva qualche tempo fa in una lettera aperta molto sentita, ripresa da molti, La Stampa compresa. Perché Principe non è solo quello del rap. Nossignori. È anche uno che si fa il culo in fabbrica e ha deciso che mettere un po’ di contenuto sociale nella propria musica non è sacrilego e non è possettaro e di conseguenza esecrabile e antico. È solo una visione a tutto tondo della vita di un artista che solo l’artista non fa. Che poi intendiamoci, nonostante la tendenza di una certa stampa di fermarsi a questo aspetto, perché è l’unico su cui si sono ferrati – ma in fondo è comprensibile -, Principe non è solo un rapper di sinistra o comunque lo si voglia etichettare. Certo, è un rapper che in un paio di scelte, siano esse di tematiche (Pugni Su), di featuring (Poor Man Style, Bobo Boggio, Easy One), musicali (Con chi stai, ripresa interessante di un pezzo dei Fratelli di Soledad), tradisce la voglia di raccontare una realtà condivisa.
E le qualità di Principe escono particolarmente nei pezzi più sofferti, più dedicati alle storie di vita reale o comunque alla narrazione, specie se accompagnati da beat all’altezza, come in quest’album succede in davvero molti casi. Dalla parte sbagliata non è però un album senza punti deboli o incidenti di percorso. Tra le problematiche di questo nuovo progetto di Principe ci sono sicuramente i pezzi più braggadacio, che fortunamente però scarseggiano. Non perché Principe non li sappia scrivere, per carità, ma perché si rischia, come sempre in pezzi del genere, di sfiorare il banale o annegarci momentaneamente. A non risultare un granchè godibile è per esempio (parere personale sia chiaro) Quelli come me con Rayden. Ma è da dire, ci si riscatta in fretta. E questo perché Principe ha dalla sua almeno un paio di qualità innegabili. E sono uno una capacità tecnica ottima, e due un percorso coerente all’interno di un suono tutto sommato classico e stiloso, ben curato. Aggiungeteci una serie di collaborazioni di peso, da Dj Double S a Green + Dj Sen, a Tormento e Kalafro, ma potrei continuare, e otterrete un disco chiavi in mani.










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