- Maxi B: Intervistato!
È passato poco più di un anno dall’ultima intervista che Maxi B ci ha concesso, ma abbiamo pensato di fare due chiacchiere in occasione dell’uscita di “L’ottavo giorno della settimana” per Tempi Duri Records, la neonata label di Fabri Fibra.
Bentornato a Maxi, che siamo sempre contenti di avere sul nostro sito. È passato solo un anno dall’ultima intervista su From The Court, ma di cose ne sono successe. La firma per Tempi Duri, il mixtape Cattivo e poi finalmente l’album ufficiale, intitolato appunto “L’ottavo giorno della settimana”. Ci vuoi raccontare più nel dettaglio cosa ti è successo in questo arco di tempo?
MB: In occasione dell’ultima intervista, ricordo che stavo chiudendo il tour di Invidia che mi ha portato in giro per ben due anni. Avevo già delle idee sul nuovo lavoro che poi sarebbe diventato “L’ottavo giorno della settimana”, ma non mi era ancora chiara la direzione da prendere. Latlantide, la mia vecchia etichetta, spingeva molto sull’acceleratore per farmi tornare in studio a lavorare, mi sono preso un paio di settimane lontano da tutto e tutti e finalmente al mio ritorno mi sono chiuso in studio. Avevo quasi terminato il disco, un idea mi girava per la testa e sapevo che era adatta per una collaborazione con Fabri Fibra. L’ho contattato e lui si è dimostrato subito entusiasta di lavorare insieme. In tre giorni abbiamo chiuso tutto. Quando gli ho mandato la traccia per un ascolto definitivo, gli ho mandato anche il resto dei provini. Mi ha contattato dicendomi che il disco meritava più visibilità e che lo voleva portare in Universal e produrlo lui.
È un album pensato per un indipendente, quindi non ho modificato nulla del mio lavoro artistico. Questa libertà creativa mi ha convinto a firmare.
Essendo Tempi Duri una costola della Universal, quindi potremmo vedere il tuo passaggio a quest’etichetta come una sorte di firma per una major. Nella nostra precedente intervista affermavi che la possibilità di portare la tua carriera ad uno step successivo ti intrigava. Ora che è successo, sei contento di quello che stai vivendo?
MB: Si, possiamo dirle che è una sorta di passaggio ad una major, anche se non ho lo stesso supporto che può avere un artista major al 100%. Sono contento perché mi ha dato molta più visibilità ed esposizione mediatica. Il disco ha esordito primo su iTunes Italia e sessantesimo nella classifica FIMI. In Svizzera ha raggiunto il primo posto, insomma le cose sono partite bene. Il tour ha parecchie date. Devo però ammettere che un po’ di supporto in più mi farebbe piacere, questo disco ha delle grandi potenzialità. Dopo “Invidia”, il mio primo disco solista, mi sentivo pronto per una prova più grande. Il fatto che Fibra abbia voluto prendere il disco mi ha dato la certezza di essere sulla strada giusta.
Com’è stato lavorare con Fabri Fibra? Le vostre collaborazioni negli anni sono state diverse, a partire dal featuring su Tangram, che tu pubblicasti in coppia con Kaso nel lontano 2005. Certo però che lavorare a stretto contatto con una persona è ben diverso, e quindi ti chiediamo un parere in merito. In generale, cosa pensi dei suoi lavori e della sua carriera?
MB: È un tipo esigente, instancabile. Io sono lo stesso. Ci siamo trovati molto in sintonia, anche per la scelta dei singoli. La scaletta l’ho decisa io, come i featuring ecc… Ma i suoi consigli sono stati molto preziosi, soprattutto sul piano “manageriale”. Non posso dire molto sulla sua carriera che non sia sotto gli occhi di tutti. Grandi vendite, ha aperto molte porte restando sempre con un piede nel underground. Sa da dove viene e sa benissimo dove vuole arrivare. È un amico.
Prima di approfondire le tematiche riguardanti il disco vero e proprio, due parole sul mixtape: perchè far uscire “Cattivo”? Antipasto de “L’ottavo giorno della settimana”? Introduzione a Tempi Duri?
MB: “Cattivo” l’ho scritto in 3 settimane, nel mese di luglio. Gli altri andavano in vacanza mentre io mi chiudevo in studio. “L’ottavo giorno della settimana” era già finito praticamente. La data di uscita all’inizio doveva essere Ottobre 2011, solo dopo è slittata al 17 Gennaio 2012 per problemi legati alla grafica. Fabri mi contattò e mi disse che per creare il giusto hype serviva un lavoro in free download. Lui voleva un mixtape di freestyle su basi già edite. Io invece ho preso la palla al balzo per fare un regalo ai miei fan e ho prodotto 14 tracce inedite. Il pubblico ha recepito bene visti anche i 30000 download e passa.
Posso dire che è servito ad entrambi gli scopi, come antipasto al disco ufficiale e come introduzione a Tempi Duri.
E ora, finalmente, “L’ottavo giorno della settimana”. Un concept interessante sviluppato nella title track. Ma sbagliamo a dire che questa idea pervada un po’ tutto il disco? Non è forse vero che il “Da domani cambia tutto” è uno dei sintomi più comuni di questo modo di fare tutto italiano, indifferente, superficiale, un po’ qualunquista?
MB: il disco è immerso nell’attualità del nostro paese. Ho scritto in viaggio, tra una data e l’altra, ho vissuto il paese da nord a sud, di conseguenza mi sono rimasti addosso mille paradossi, mille situazioni che mi hanno colpito molto. Superficiale direi che è la parola giusta per descrivere l’Italia oggi. Tutti si lamentano e nessuno muove un dito per cambiare le cose. Sono tutti disfattisti, non c’è entusiasmo nel fare le cose. Ho suonato in parecchi posti in tutta Europa e in nessun altro paese ti tirano il prezzo a fine serata come in Italia. Non c’è la cultura giusta, nessuno protegge gli artisti, se non se stessi. Il disco in pratica si è scritto da solo, io ho vissuto e le rime sono nate di conseguenza. Il titolo può sembrare disilluso perché l’Ottavo giorno della settimana è il giorno nuovo, quello del cambiamento ma che però non arriverà mai. La mia chiave di lettura invece è un’altra. L’ottavo giorno è uno stato mentale, è un cambiamento a livello di mentalità. Diventare protagonisti delle nostre vite e meno spettatori inermi. Pensare con la propria testa e staccarsi dalla culla dei propri genitori sono i primi passi per diventare indipendenti e più pratici e veloci con il cervello. In Italia si chiacchera tanto ma poi i fatti tardano a venire. Io sono uno anomalo in questo panorama. Non sono amico degli amici, quello che ho me lo sono creato da solo con il mio staff, se sono dove sono è grazie ad una cosa che in Italia si è persa da un po’. Per meritocrazia.
Rimanendo sempre sulla situazione italiana: ti sei sempre espresso in maniera molto critica nei confronti della politica italiana. Già in “Cosa voglio di più” cantavi: “La legge è uguale per tutti, se hai i soldi è un po’ più uguale che per gli altri”; in questo nuovo disco, c’è una traccia intitolata “Se governassi” in cui metti l’accento su tutte le contraddizioni della politica, proponendo diverse soluzioni un po’ scanzonate. Ti va di approfondire il tuo punto di vista su questo?
MB: La frase contenuta in “Cosa voglio di più” l’ho vissuta sulla mia pelle il giorno del mio arresto. L’ho ripresa infatti anche nel nuovo disco nel pezzo “Troppo bello” con il featuring di Fibra.
“Se governassi” ha due facce invece. Le prime due strofe, come hai detto bene tu, sono più divertenti anche se trattano temi complessi. La terza strofa invece ha un cambio di ritmo e anche le liriche diventano più intense e crude. Questa canzone prende in giro certi slogan sensazionalistici che ci hanno propinato da sempre. L’ottavo nano (inutile fare nomi…) prometteva milioni di posti di lavoro, da qui la frase del bridge che recita “Più lavoro per tutti…”. Ovviamente è una provocazione ma pensa se al governo ci andasse un rapper. Forse finalmente qualcuno direbbe le cose come stanno. Oggi credo che siamo gli unici a fare un certo tipo di testi e di denuncia. Gli stipendi dei parlamentari, le opere titaniche inutili che vogliono propinarci, i parlamentari condannati in terzo grado che se ne stanno tranquillamente sulle loro belle poltroncine comode, lo so sono frasi dette e stradette, ma non vedo cambiamenti all’orizzonte. Spero che l’ottavo giorno della settimana arrivi presto…
Abbiamo notato che nei tuoi dischi c’è sempre una grossa presenza di ritornelli cantati, molto orecchiabili (e non è una critica, anzi!). Quanto è importante per te, la musicalità nel rap? È una dimensione troppo poco considerata?
MB: io voglio scrivere canzoni che rimangano nel tempo e non che bruci nel giro di tre ascolti. Ecco perché oltre alla cura maniacale delle rime, mi piace molto costruire vari livelli di una canzone e quindi i bridge che portano a ritornelli che poi ti viene voglia di cantare. La cosa più bella durante i live è sentire il pubblico che li canta a squarcia gola.
Prima era poco considerata la musicalità nel rap ora però molti rapper di rango hanno approcciato a questo aspetto della creatività. Poi se noti, comunque, i beatz dei miei dischi sono sempre delle botte paurose, perché in suono che preferisco è quello potente e di impatto.
La scena italiana sta vivendo un momento di grande fermento, tanti giovani in ascesa, anche grazie all’uso intelligente del mezzo tecnologico che permette di avere una buona visibilità. Cosa pensi di questi sviluppi? E chi vedi bene, tra i più giovani esponenti del rap italiano?
MB: sono molto contento di questo fermento, finalmente qualcosa si muove dalle fondamenta con volti e voci nuove. Io conduco anche un programma radio che si chiama Ghettoblaster su Rete 3 e cerco in ogni puntata di promuovere quanto rap italiano posso.
Ci sono molte realtà interessanti, come Rancore, Cane Secco, Emis, o No Exit per fare qualche esempio.
Essendo noi in gran parte di Como, e sapendo della tua collaborazione di lunga data con Naghi (storico MC comasco), ti chiediamo di raccontarci come è nato il rapporto con lui.
MB: Naghi l’ho conosciuto ad un mio live vicino a Napoli. Da quello che mi dice spesso lui era venuto a vedermi con molta diffidenza, ma poi alla fine del concerto ricordo che mi comprò palate di dischi da regalare anche ai suoi amici perché era rimasto ben preso dalla performance. In seguito mi ha fatto sentire le sue liriche che ho trovato subito molto interessanti. Piano piano è entrato a far parte del mio staff. Ormai lo considero un fratello.
In questo periodo per motivi famigliari e di lavoro non riesce a seguirmi più nei live ma spero che presto trovi di nuovo il tempo per rimettersi dietro con il rap perchè ha un grande potenziale.
Dopo l’uscita del disco, quali sono i tuoi piani? Supporterai l’album con tanti live? Hai già qualche altra idea per il prossimo futuro, o ti ritieni abbastanza soddisfatto?
MB: Il tour de l’Ottavo Giorno Della Settimana è partito il 29 gennaio 2012 da Palermo, le date sono già parecchie e si vanno ad aggiungere settimanalmente. Ho gia fatto uscire due video, “Dammi il tuo numero” e “Odio sti sfigati”, in preparazione c’è il terzo di “Contro vento”. Ho già in elaborazione un pò di idee nuove per un lavoro futuro, ma adesso penso a promuovere bene “L’ottavo giorno della settimana”.
Sto ultimando anche un libro che spero mi pubblicheranno entro il 2012.
Insomma, a fermarmi non ci penso proprio.
In chiusura, ringraziandoti calorosamente per la disponibilità, ti lasciamo le ultime righe per un saluto, o qualsiasi cosa tu voglia dire ai fan…
MB: Sono io che ringrazio voi per lo spazio concessomi. Un saluto doveroso va a tutto il mio staff (i migliori) e a tutti i fans sparsi per l’Italia.
Il disco è nei negozi e su iTunes.
Grazie del supporto! Ciao Maledetti!
Ricordiamo che “L’ottavo giorno della settimana” è disponibile nei maggiori Digital Stores e in tutti i negozi di dischi. Per ulteriori informazioni, eccovi i contatti di Maxi:
http://facebook.com/officialmaxib http://www.tempidurirecords.com/










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