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Siamo negli uffici di Red Bull Italia in occasione del lancio di Rap-Up, sezione del sito Red Bull che costituirà un nuovo portale di riferimento per quanto riguarda l’hip-hop e il rap. Per tenere a battesimo l’evento è stato chiamato niente meno che Marracash, fresco di disco d’oro col suo “King del rap”; abbiamo quindi avuto l’occasione di intervistarlo.

 

Partiamo dall’evento più recente: è terminata pochi giorni fa, con la vittoria di Ensi, l’esperienza di Spit, tentativo di portare anche in televisione le competizioni di freestyle che da sempre animano i palchi di tutta Italia. A percorso concluso, ti ritieni soddisfatto? Pensi che esperimenti del genere facciano del bene alla percezione del rap italiano? È ovvio che ci sia un aumento della visibilità, ma l’Italia sarà capace di accettare il rap come genere con una propria dignità?

 

Sì, direi che sono soddisfatto. Certamente, dato il contesto, si è cercato di agire per non andare contro il pubblico italiano, che non è abituato a vedere gente insultarsi. In America il rap è la norma, sanno che questo genere ha delle cose da dire, per cui in quel contesto risulta più comprensibile, invece visto come siamo messi noi, MTV ha scelto che le battle fossero a tema anche per evitare che apparisse solo una gara a chi insulta di più. Anche se poi, a dirti la verità, rivedendo un paio di puntate con mia madre e mio padre, anche loro ridono di più quando s’insultano (ride).

Sono stato anche contento che la trasmissione abbia avuto degli ospiti culturalmente rilevanti, come Nicolò Agliardi o Filippo Timi, e che loro fossero così interessati.

Una critica che invece mi è stata fatta è sulla pronuncia della parola “battle”. Volevo quindi far presente che nonostante anche Mastafive, che le organizza da anni, lo dica con la A, la pronuncia giusta è con la E. Ma del resto in Italia abbiamo passato anni a dire Foot Looker, invece di Foot Locker (ride).

 

 

Andiamo a parlare di “King del rap”, che ha raggiunto il traguardo del disco d’oro. Ne sei orgoglioso? Che posto occupa questo album all’interno della tua discografia?

 

Confesso che quello del disco d’oro era un obiettivo che ci eravamo prefissati. Dopo il successo di “Marracash”, il secondo album (“Fino a qui tutto bene”, ndr), che era più sperimentale, ha avuto dei numeri inferiori come vendite. Certo, non è che siamo qui a far musica per i numeri, però sono sicuramente un indicatore importante. Se il primo disco era abbastanza classico, ed il secondo più sperimentale (credo di aver fatto uno dei primi pezzi rap su una base dubstep, che era “Continuavano a chiamarlo Marracash”), “King del rap” è più una via di mezzo tra queste due nature. Sono convinto sia il mio disco migliore, è piaciuto a tutti, persino a mia madre!

 

 

Parlando sempre di dischi, guardiamo all’America: con la proliferazione di street album e mixtape (che spesso si rivelano paradossalmente migliori dei dischi ufficiali), il concetto hip-hop di album sta cambiando profondamente. Cosa ne pensi? Qual è la via da seguire a parere tuo?

 

È verissimo che abbiamo questi casi di mixtape migliori degli album ufficiali che precedono: penso a B.O.B., a Lil Wayne, a Wiz Khalifa, anche a Drake (il primo disco non era bello come il secondo). Secondo me in molti stanno capendo che produrre troppo non è proprio un bene, lo stesso Wiz Khalifa si è praticamente scusato in un’intervista, e in effetti l’ultimo album era proprio brutto. Tra quelli che l’hanno capito c’è Kanye West, che infatti di mixtape non ne fa. La mia idea è che bisognerebbe cercare un compromesso: se uno riesce a fare dei mixtape belli, e allo stesso tempo dei dischi che tengano botta e vendano, allora ben venga, però è difficile.

 

 

Estendendo il discorso alla musica tutta, come vedi il rapporto tra musica e tecnologie digitali? Visto che il supporto fisico va sempre più scomparendo, come si può incentivare l’acquisto legale degli mp3?

 

Innanzitutto trovo che da questo punto di vista negli Stati Uniti, e anche nel resto d’Europa siano molto più avanti di noi. Il download è una cosa molto più diffusa (sia legalmente che illegalmente, intendiamoci), e anche iTunes è radicato in una maniera impensabile da noi.

In Italia c’è ancora tanta paura della tecnologia, e quindi di fare acquisti in rete. Basterebbe davvero poco, che le case discografiche spingessero delle tessere prepagate, così non sei costretto a impegnare ogni volta la carta di credito. Basterebbe fare qualche spot ben piazzato, rendere la cosa più cool, e come niente gli acquisti legali inizierebbero a diffondersi.

 

 

Come gestisci la dimensione del live, ed in particolare la resa dei pezzi con l’autotune?
Riguardo al celebre episodio dell’ologramma di Tupac al Coachella: non ti spaventa che un giorno i concerti, forse l’ultimo elemento di genuinità rimasto nel mondo della musica, possano essere tenuti non dai cantanti ma da loro immagini proiettate?

 

Curo molto la preparazione dei concerti, il mio è un live molto “rock”, mi muovo molto, mi sbatto tantissimo. Inizialmente ero un po’ preoccupato proprio dai pezzi con l’autotune, perchè dal vivo avrei dovuto cantarli normalmente, ma mi sono scoperto abbastanza intonato, quindi posso dirmi contento. Riguardo agli ologrammi…Diciamo che io sono sempre stato abbastanza fatalista, penso che se qualcosa deve accadere accadrà, che noi lo temiamo o meno. Sono sicuro che in un futuro la musica assumerà forme che i nostri nipoti adoreranno e che noi non riusciremo a tollerare. È così per ogni generazione.

 

 

 

Cosa diresti ai tanti esordienti che si stanno facendo notare ultimamente nella scena del rap italiano? Ce n’è qualcuno in particolare, che ti abbia impressionato più degli altri?

 

A chi comincia di questi tempi, direi di non rincorrere il successo o la propria affermazione. Di non fidarsi troppo dei dati, come le views di Youtube che abbiamo visto essere molto manipolabili. Gli direi di non avere fretta, perchè se stanno facendo qualcosa che merita, sicuramente riusciranno a venir fuori. Non ho mai fatto mistero di avere un debole per Emis Killa, infatti su “King del Rap” c’è un pezzo con lui. E poi sono rimasto molto colpito da Rancore, è davvero giovane ma ha talento, spero riesca a “mettere ordine” nella gran quantità di idee che ha per la testa, che non si perda.

 

 

C’è un artista in particolare che ti ha ispirato e ti ispira nella tua carriera musicale?
Ovviamente ce ne sono tanti, ma se dovessi citarne uno penso sarebbe Nas. Ho sempre stimato il suo approccio, la sua scrittura, e mi è dispiaciuto molto che si sia un po’ perso nel corso degli anni. Ultimamente sembra si stia un po’ riprendendo, è passato oltre quella fase jiggy. Il disco con Damian Marley mi è piaciuto molto, e anche le anteprime del nuovo album promettono bene.

 

 

 

Recentemente il mondo dell’hip-hop è stato scosso da un lutto molto pesante: il 4 Maggio se n’è andato Adam “MCA” Yauch, membro dello storico trio newyorkese Beastie Boys. Volevo chiederti se ci eri legato, e che ricordo hai di lui.

 

Lui e i Beastie Boys sono stati importantissimi, figure chiave nel far diventare l’hip-hop un fenomeno mondiale, quindi tutti gli dobbiamo ovviamente molto. Hanno scritto alcuni dei più grandi classici di sempre, hanno girato dei video storici, però devo ammettere di non essere mai stato un loro grande fan in senso stretto. Loro venivano da una scena molto legata al punk, con cui io non ho mai condiviso granchè. Quindi ovviamente è una perdita per cui mi dispiace, ma mentirei se dicessi che questo lutto mi ha toccato come è successo a molti.

 

 

Nella vita impegnata che vivi, ci sono ancora dei momenti “liberi” per te? Come li spendi? Oppure è proprio “Mi riposerò solo quando sarò morto”?

 

Nonostante le complicazioni che la notorietà porta non rinuncio a uscire, non condivido il comportamento di quegli artisti che per evitare noie se ne stanno rintanati. Quando non esco, le mie principali occupazioni sono leggere, ascoltare musica e guardare film o serie tv. Recentemente sto recuperando Spartacus, che ho divorato (ride), e Il Trono di Spade (aka Game of Thrones, ndr).

 

 

 Hai mai pensato ad una carriera al di fuori dell’ambito musicale?

 

Ho sempre avuto questa fissa per la scrittura, scrivo in continuazione, e più di una volta m’è capitato di pensare che se non avessi fatto rap, avrei provato la strada dello scrittore. Strada che non mi precludo, del resto, dato che confesso di avere da un po’ di tempo un libro in cantiere. Ultimamente mi sono dedicato alla stesura, ma nei prossimi tempi ne saprete di più.

 

 

Oltre al libro, quali sono gli altri progetti per il futuro?

 

In questi giorni sono in studio a registrare per il nuovo disco di Deleterio, in cui sono presente in dosi massicce, assieme a tanti altri MC tra i migliori d’Italia. Per quanto riguarda le voci su un possibile album con Jake La Furia, era un progetto che si doveva fare, ma il problema di far coincidere gli impegni ha fatto slittare l’eventuale realizzazione. Con Jake mi trovo davvero bene su molte cose, in particolare condividiamo l’attitudine street che ci sarebbe piaciuto mettere proprio in un ipotetico disco assieme, ma vedremo.

Parlando di progetti più sicuri, tra poco sarò impegnato in un minitour le cui date verranno annunciate a breve sui miei social network. A questo tour “ufficiale” del disco ne seguirà un altro, che toccherà le principali discoteche d’Italia per proporre una versione alternativa di “King del rap”.

 

 

Grazie infinite di averci concesso del tempo per questa intervista e per la disponibilità. I migliori auguri per i tour, il disco e tutto quello che verrà dopo.

 

Grazie a voi!